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	<title>Cantami o diva &#187; Letteratura</title>
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	<description>BLOG DI ROBERTO PELO</description>
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		<title>Letti o riletti SMITH &amp; WESSON</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2015 08:47:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Forse il succo di Smith &#38; Wesson,  dramma in due atti  di Alessandro Baricco (Feltrinelli) sta tutto in una battuta della protagonista , Rachel, riportata anche nella quarta di copertina : &#8216;Son qui perché se mi arrendo questa volta mi arrenderò tutta la&#160;&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Forse il succo di <em>Smith &amp; Wesson,  </em>dramma in due atti <em> </em>di Alessandro Baricco (Feltrinelli) sta tutto in una battuta della protagonista , <em>Rachel</em>, riportata anche nella quarta di copertina : &#8216;Son qui perché se mi arrendo questa volta mi arrenderò tutta la vita&#8217;.</p>
<p>Baricco elabora una partitura musicale , dai ritmi varianti in una infinità di movimenti, da Allegro a molto  Allegro passando per Largo o Andante solenne. Ma dietro o sotto tutto questo c&#8217;è sempre il rombo delle cascate e il gorgoglio del fiume (si sentano o siano semplicemente immaginati, perché la storia si svolge non lontano dalle cascate del Niagara, nel 1902).</p>
<p>Due nullafacenti che tirano a campare, <em>Tom Smith</em> e <em>Jerry Wesson. </em>I cognomi, assieme,  fanno il marchio di una fabbrica d&#8217;armi; i nomi sono gli stessi del gatto e del topo dell&#8217;omonima serie di cartoni animati. Smith è un piccolo truffatore che suppone di aver sviluppato un metodo di previsioni meteorologiche; Wesson sostiene di conoscere il fiume a menadito, avendo una mappa dei fondali elaborata dal padre. Normalmente raccoglie i corpi senza vita dei suicidi che si gettano dalle Cascate. Ad arricchire la loro vita di mezze cartucce arriva <em>Rachel, </em>ventitreenne volitiva e tenace , che vuole sfatare il triste destino delle donne che vogliono fare le giornaliste in America nel 1902 (portare il caffè ai colleghi o fare pompini la sera tardi al capo). Scriverà un articolo storico su un&#8217;impresa epica: gettarsi dalle cascate, magari chiusa in una botte di birra e uscirne viva nel fiume. Lei sarà protagonista e cronista, Wesson il salvatore (cioè finalmente raccoglierà un corpo vivo nelle acque del fiume), Smith userà la sua genialità per inventare gli strumenti tecnici dell&#8217;impresa. Fissata per il 21 settembre del 1902.</p>
<p>Quel salto rappresenta per ciascuno dei tre qualcosa di importante, di essenziale nella propria vita: per Rachel è dimostrare al padre quanto giusta fosse stata la sua scelta di intraprendere la carriera giornalistica; per Wesson per dimostrare a tutti di non essere solo un pescatore di morti e, soprattutto, di saper dominare il fiume e le cascate come sapeva fare suo padre; per Smith, che i suoi sogni erano qualcosa di più concreto che un mezzuccio per sbarcare il lunario.</p>
<p>Nel settimo movimento del secondo atto (<em>Improvviso, poi andante solenne),</em> la Signora Higgins (proprietaria di un albergo e come, lei stessa si definisce, regina delle cascate, spesso nominata, ma mai apparsa in scena) , ci racconta come sia andato a finire l&#8217;esperimento. E il fatto che a raccontarlo sia lei, ci dice quale sia stato l&#8217;epilogo.</p>
<p>Dietro un andamento lieve, con dialoghi serrati e spesso comici (nel senso buono del termine), ricchi di battute si va a mano a mano tessendo la tela del dramma: la vita è più dura di quello che pensiamo e segnata dal destino. La fine è data: ma guai ad arrenderci, dobbiamo provare, costi quel che costi, sperando che ci sia qualcuno che poi la nostra storia la racconti, vera o inventata che sia.</p>
<p>Agile, veloce, godibile. Da leggere, con la raccomandazione di entrare nei suggerimenti musicali che Baricco ci dà e leggere al ritmo dei vari Movimenti.</p>
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		<title>Letti o riletti  SAGGIO SUL CERCATORE DI FUNGHI</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2015 17:35:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[È all&#8217;Auberge du Saint Graal, in Place du Soleil Levant (nomi dal manifesto richiamo massonico) che il lungo, tortuoso, non sempre chiaro e nemmeno comprensibile percorso del Saggio sul cercatore di funghi di Peter Handke si conclude, in un cena ovviamente a base di funghi, alla&#160;&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È all&#8217;<em>Auberge du Saint Graal, </em>in <em>Place du Soleil Levant </em>(nomi dal manifesto richiamo massonico) che il lungo, tortuoso, non sempre chiaro e nemmeno comprensibile percorso del <em>Saggio sul cercatore di funghi </em>di Peter Handke si conclude, in un cena ovviamente a base di funghi, alla quale si ritrovano Handke, il suo amico cercatore , la moglie di questi &#8211; ritornata per il suo compleanno, dopo anni di separazione- e un incerto quarto commensale. Come dice l&#8217;autore : Oh giovinezza. Oh mondo ringiovanito. A fine cena, tirano tutti ad indovinare che ore siano e, immancabilmente, sbagliano tutti e quattro.</p>
<p>Un saggio-romanzo sulla gioventù passata? Troppo banale: a una certa età tutti cominciamo a rimpiangere come eravamo. Se fosse solo questo, il romanzo-saggio sarebbe da cestinare. È certo qualcosa di più: più temi, più profondità.</p>
<p>Ma, devo confessare, che spesso mi sono smarrito nella ininterrotta narrazione-descrizione. Rimangono, qua e là, ora con maggiore ora con minore insistenza, suggestioni che spingono a interrogarsi: cosa rappresentano i funghi, in generale, e i porcini, in particolare? Il sussurro dei boschi, che ci dice? La ricerca maniacale, dove ci porta? al Santo Graal? Al sole dell&#8217;avvenire?</p>
<p>Il percorso personale di Handke ci dice che i suoi miti giovanili e della prima maturità sono falliti, e lui si è rinchiuso a scrivere nelle campagne francesi, lontano da tutto, vicino ai boschi, tra gli alberi di frutta e alla ricerca di finferli.</p>
<p>L&#8217;amico avvocato che difende criminali di guerra ( in quella dei Balcani, Handke si schierò apertamente con la Serbia, lui, figlio di una slovena) scivola nell&#8217;ossessione dei funghi porcini (e dei funghi in generale). Ma nell&#8217;avvocato c&#8217;è tutto l&#8217;autore, peraltro studente in gioventù, senza successo, di legge.Dice Hanke che i funghi sono demoni, che ti ammaliano e poi ti distruggono: sono le idee sbagliate, i cattivi maestri, le strade erronee che si imboccano, in buona fede.</p>
<p>E queste riflessioni, perché di un saggio si tratta, sono sviluppate nel fiabesco, che per lo scrittore austriaco è il sale di tutta la letteratura.</p>
<p>Nel libro ho trovato -per la precisione tassonomica nella descrizione botanica- tanto di <em>Cane e padrone</em> di Thomas Mann. Non so se la traduzione &#8211; non per colpa del traduttore, ma proprio per la mediazione linguistica in sé- ci fa perdere qualcosa della musicalità del tedesco, ma non lo saprò mai, non conoscendo questa lingua. Trovo il linguaggio di Handke volutamente sfibrato, monotono, a volte stanco, al limite sciatto. Amo questo approccio che rovescia completamente la sacralità delle parole &#8216;pregne di significato&#8217; e logora l&#8217;espressione fino quasi alla banalità, in un percorso anti letterario. Però, lo ammetto, che ho faticato a leggere il libro e ne sono uscito non avendo , in me, qualcosa di più o di più significativo di quanto avessi prima. Forse perché nella mia vita anch&#8217;io ho cercato e trovato funghi porcini.</p>
<p>Leggere fa sempre bene e anche quest&#8217;opera di Handke aiuta. Ma niente di più.</p>
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		<title>Letti o riletti L&#8217;amica geniale</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2015 20:14:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Confesso: ero prevenuto. Confesso: avevo un istintivo rifiuto di quello che ritenevo un caso letterario, costruito a tavolino. Confesso: tanto alone di mistero e lo snobismo di fondo mi davano noia. E così ho tenuto L&#8217;amica geniale (volume primo) di Elena Ferrante per quattro&#160;&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Confesso: ero prevenuto. Confesso: avevo un istintivo rifiuto di quello che ritenevo un caso letterario, costruito a tavolino. Confesso: tanto alone di mistero e lo snobismo di fondo mi davano noia. E così ho tenuto <em>L&#8217;amica geniale </em>(volume primo) di Elena Ferrante per quattro o cinque anni  su uno  scaffale della libreria, perso tra gli altri libri, e là dove lo avevo messo quando mia figlia me lo aveva regalato,  per un Natale. Vivevo a Mosca, a quel tempo: tra le pagine del libro  ho infilato una fotografia, che ritrae mia moglie e me, insieme ad alcuni  amici, ad una manifestazione sindacale, una quarantina di anni fa: le fotografie sono impietose, ti rammentano senza mezzi termini che il tempo passa. Pensavo di averla sepolta per sempre.</p>
<p>In mezzo c&#8217;è stato un trasloco internazionale, la ridistribuzione dei libri in un&#8217;altra libreria, ma <em>L&#8217;amica geniale</em> è rimasto a vegetare su un altro scaffale. Nel frattempo ho letto centinaia di libri, ne ho scritti alcuni, ho scritto recensioni. Poi, un paio di mesi fa, per caso, dopo trent&#8217;anni ho rivisto uno degli amici della fotografia, siamo tornati a frequentarci e, una sera, ho cercato quella foto. E mi sono ritrovato in mano il romanzo della Ferrante.</p>
<p>Considerando che raramente leggo libri di recente pubblicazione (non ricordo chi disse o scrisse che leggeva solo i libri di autori morti da almeno trent&#8217;anni), mi sono detto che leggerne uno non mi avrebbe fatto male. E ho letto <em>L&#8217;amica geniale.</em></p>
<p>E ho scoperto un mondo, il mio. Con tutte le variazioni del caso, ma mio. Se a posto di Lenù ci fosse Robè sarebbe lo stesso; se al posto di Napoli dei quartieri poveri e lontani ci fosse la periferia romana dove sono cresciuto negli anni &#8217;50, sarebbe lo stesso; uguale al mio il percorso dell&#8217;io narrante che dalle ristrettezze della borgata si sublima attraverso lo studio folle e massacrante. <em>L&#8217;amica geniale</em> avrei potuto scriverlo io, beninteso se ne fossi capace.</p>
<p>Il mondo delle due amiche non è solo un universo di povertà, di miserie umane, di violenze gratuite. Non è solo micro-borghesia, sottoproletariato, falso benessere: è plebe. Un mondo plebeo, dove tutti (ricchi e poveri, comorristi e guappi, analfabeti e professori) sono centrifugati per rimanere all&#8217;interno di un orizzonte senza speranza. La cultura, lo studio, il sapere, l&#8217;auto miglioramento sono l&#8217;unica via di uscita.</p>
<p>Il rapporto tra Lita e Lenù sembra, per trecento pagine, il solito rapporto tra due amici di infanzia: c&#8217;è sempre uno più coraggioso, più sveglio, meno fortunato. C&#8217;è sempre chi si sente meno realizzato e ha paura di girare a vuoto; chi ha le battute meno pronte; chi sembra di aver vissuto in anticipo la vita. Ma la Ferrante (poi parleremo di lei [?]) ci inganna, con maestria e con una scrittura piana, crepuscolare, quasi logora, per il 90% del libro. E scopriamo che l&#8217;amica geniale non è Lita, come lascia intendere Elena (Lenù), l&#8217;<em>io</em> narrante,  per quasi tutto il libro: l&#8217;amica geniale è Lenù stessa.</p>
<p>A questo punto i sospetti, le vaghe intuizioni che avevi avuto nel corso della lettura prendono corpo, si concretizzano, diventano la chiave: Lita e Lenù non sono due amiche, per il semplice fatto che non sono due persone, ma sono la stessa persona. Lenù sarebbe stata per tutta la vita Lita, se non avesse scelto, con abnegazione, sacrificio, volontà di essere qualcos&#8217;altro e nemmeno Lenù, bensì Elena. <em>L&#8217;amica geniale </em>è un lungo percorso di iniziazione alla vita, un processo contraddittorio e complesso di crescita, di formazione intellettuale e morale: un percorso che definirei massonico, perché non c&#8217;è nessuno Spirito Santo, che alla fine, ti sceglie e ti salva. Lita è la pietra grezza, che viene levigata e squadrata attraverso la conoscenza, fino a diventare Lenù, fino a diventare Elena. Un processo maschile. E qui veniamo a Elena, Elena Ferrante: non so se sapremo mai chi sia veramente. Ma io penso, anzi ne sono quasi certo, che è un uomo o, se è &#8211; come si dice- un collettivo, è formato &#8211; in prevalenza- da uomini.</p>
<p>Da leggere, perché &#8211; oltre che bello- è utile, soprattutto per queste nuove generazioni che faticano a trovare e a seguire l&#8217;ago della bussola.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Letti o riletti      Via delle Botteghe Oscure</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Mar 2015 16:47:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando seppe che gli era stato assegnato il premio Nobel per la letteratura, Patrick Modiano disse di essere sorpreso, senza apparente falsa modestia. Non se lo aspettava e non credeva di essere in lista. Eppure il buongiorno si vede dal&#160;&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando seppe che gli era stato assegnato il premio Nobel per la letteratura, Patrick Modiano disse di essere sorpreso, senza apparente falsa modestia. Non se lo aspettava e non credeva di essere in lista. Eppure il buongiorno si vede dal mattino, se- ancora relativamente giovane- si era già aggiudicato il Gran Prix de l&#8217;Académie Francaise  (con <em>I viali della Circonvallazione, </em>1972) e il Premio Goncourt nel 1978 ( con<em> Via delle Botteghe Oscure</em>). Come recita la motivazione del Nobel, <em>ha evocato i destini umani più inafferrabili e svelato la vita reale durante l&#8217;Occupazione.</em></p>
<p>In <em>Via delle Botteghe Oscure </em> Modiano va oltre: ci rende partecipi della ricostruzione della memoria e, in parte, della vita di uno che probabilmente si chiama Pedro McAvoy Stern. Ma questo alla fine e non è sicuro fino in fondo.</p>
<p>Il protagonista è un uomo senza memoria, ex investigatore privato, che senza più lavoro, dopo otto anni di attività, perché il titolare dell&#8217;agenzia chiude i battenti e si ritira in pensione sulla Costa Azzurra, comincia a scavare nel proprio passato per cercare di mettere assieme i pezzi mancanti della sua vita.</p>
<p>In questa ricerca casuale ( e un po&#8217; fortunata e piena di (forse) troppe coincidenze favorevoli e personaggi ben disposti- unico neo del romanzo) Modiano e il suo mite eroe mettono assieme decine e decine di indizi: indirizzi, numeri telefonici, nomi di possibili informatori, schede personali, fotografie, volti, ricordi altrui, confessioni, ambienti. Dietro si intravede la guerra, l&#8217;occupazione tedesca, la fuga verso la libertà: ma si intravede. Modiano non ne parla mai direttamente: tutto è  riflesso dai testimoni della  vita di Pedro, che dicono e non dicono, sanno molto e raccontano poco, almeno ai fini della ricostruzione di un quadro completo. Non c&#8217;è nessun passaggio nel romanzo in cui la ricostruzione identitaria di McAvoy Stern sia tratteggiata in modo riassuntivo e tutto è negli indizi. Ma noi, alla fine della lettura, potremmo scrivere la biografia completa del personaggio, tante sono le informazioni che con lui, passo passo, abbiamo raccolto, in questa Parigi descritta metro dopo metro, con una precisione topografica da geometra comunale.</p>
<p>Grande romanzo e pieno coinvolgimento del lettore che sta sulla pagina in attesa di un nuovo indizio, che sia utile a continuare la ricerca. Che &#8211; a rigor di logica-  non è ancora finita, perché Pedro McAvoy Stern ha in tasca un indirizzo, che sa suo: via delle Botteghe Oscure 2, Roma. Come tutti sanno, dal 1946 sede del PCI.</p>
<p>Da non perdere, assieme ai molti altri dello stesso autore.</p>
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		<title>Letti e riletti Mi è passato il mal di schiena</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2015 15:15:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Credevo che i piccolo borghesi inetti, senza orizzonti e meschinelli fossero qualcosa dell&#8217;800: che so, il Monsu Travet di Bersezio o il Demetrio Pianelli di De Marchi. Già nel XX secolo trovare questi candidi borghesucci che sono tutto casa e&#160;&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Credevo che i piccolo borghesi inetti, senza orizzonti e meschinelli fossero qualcosa dell&#8217;800: che so, il Monsu Travet di Bersezio o il Demetrio Pianelli di De Marchi. Già nel XX secolo trovare questi candidi borghesucci che sono tutto casa e lavoro, bella moglie e piccoli comodi agi, figli perfetti e vita del Mulino Bianco è un lavoro improbo, se non senza speranza: per quel che ne so e che mi viene in mente ricordo il piccolo borghese della Cimice di Mayakovskiy ( e siamo agli anni &#8217;20) o quello piccolo piccolo di Cerami, che nel &#8217;76 cambiava non solo fisionomia ma subiva una completa mutazione genetica.</p>
<p>David Foenkinos , autore francese che sforna un romanzo all&#8217;anno da una dozzina di anni, quarantenne affermato, acclamato, pluripremiato e pluritradotto dipinge un piccolo borghese di circa quarant&#8217;anni che sembra preso da un Carosello degli anni &#8217;50 per costruire un romanzo dove ogni frase è scontata e dove l&#8217;assassino ha già un nome dalla seconda pagina, tanto è evidente lo sviluppo della trama (?).</p>
<p>Allora, come ve lo immaginate voi un quarantenne che ha un buon lavoro, una bella moglie e nessun problema esistenziale ( e pratico), oggi? Sicuramente ha qualche tatuaggio, forse porta un orecchino, è su FaceBook, twitta in continuazione, va in palestra e se è politicamente corretto va a fare birdwatching.</p>
<p>L&#8217;eroe quotidiano di Foenkinos non è niente di tutto questo: è un alieno preso dalle riviste patinate della provincia americana degli anni &#8217;50 e vive in un mondo dorato, una favola di Walt Disney: va avanti nella vita, rispondendo, quando non capisce, «&#8230;» oppure «Ah», in modo continuo, senza vergogna. È talmente una favola che il lieto fine viene rimandato solo per riempire pagine di slogan pubblicitari, che sono la sintesi dei pensieri del nostro Eroe e la sua forma di comunicazione verbale con gli altri alieni, standard e senza fronzoli, che popolano il romanzo (?).</p>
<p>Beccatevi questa: Il tempo è passato un po&#8217; più lentamente che nelle grandi città.</p>
<p>Che ne dite? fantastico!</p>
<p>Oppure: Quel giovane aveva un faccia davvero rassicurante. Mi ci appigliavo come ci si appiglia ai sorrisi delle hostess quando l&#8217;aereo attraversa una zona di turbolenze.</p>
<p>Spettacolare! Il 50% del libro sono frasi fatte, quelle che si trovano nelle carte veline di certi cioccolatini.</p>
<p>Il mal di schiena non è altro che l&#8217;epifenomeno del fatto che l&#8217;Eroe si è rotto le palle della moglie perfetta, dei figli perfetti, del Mulino Bianco e via cantando.</p>
<p>Gli passa quando si mette con un altra donna, lascia il lavoro, si mette in proprio e diventa un piccolo borghese imprenditore.</p>
<p>Diecimila volte meglio la Piccozza di Giovanni Pascoli.</p>
<p>Da evitare, con cura.</p>
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