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	<title>Cantami o diva &#187; Uncategorized</title>
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	<description>BLOG DI ROBERTO PELO</description>
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		<title>Una poesia ogni tanto PRIMA DEL MERCOLEDÌ DELLE CENERI</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2016 11:21:37 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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		<description><![CDATA[Da Briciole di tempo, sezione Epigrammi minimi  un sole grigio come l&#8217;anima mia m&#8217;è compagno di strada inconsapevole ma in questo carnevale di allegria c&#8217;è l&#8217;assassino ma non c&#8217;è il colpevole]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Da<em> Briciole di tempo</em>, sezione <em>Epigrammi minimi </em></p>
<p>un sole grigio come l&#8217;anima mia</p>
<p>m&#8217;è compagno di strada inconsapevole</p>
<p>ma in questo carnevale di allegria</p>
<p>c&#8217;è l&#8217;assassino ma non c&#8217;è il colpevole</p>
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		<title>Mia madre</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2015 16:11:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[robertopelo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Margherita (Margherita Buy) e Giovanni (Nanni Moretti) intrecciano le loro vite, distanti e diverse, attorno al letto d&#8217;ospedale della loro madre morente (una spettacolare Giulia Lazzarini), una professoressa di lettere, amata dai suoi allievi che ancora dopo venti o trent&#8217;anni passano a trovarla:&#160;&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Margherita </em>(Margherita Buy) e <em>Giovanni </em>(Nanni Moretti) intrecciano le loro vite, distanti e diverse, attorno al letto d&#8217;ospedale della loro madre morente (una spettacolare Giulia Lazzarini), una professoressa di lettere, amata dai suoi allievi che ancora dopo venti o trent&#8217;anni passano a trovarla: per loro è stata insegnante e maestra di vita ; per  i figli è stata <em>semplicemente</em> la mamma, con gli amori, le contraddizioni, le contrapposizioni e il naturale vincolo , unico e esclusivo, che corre &#8211; nel bene e nel male- tra madre e figli.</p>
<p>Moretti mette in campo se stesso &#8211; il film è chiaramente autobiografico- sdoppiando la sua presenza: in <em>Mia madre </em>non c&#8217;è più l&#8217;Apicella dei primi film e suo eponimo, ma c&#8217;è un doppio Nanni Moretti. Da una parte Margherita, regista affermata, che cerca faticosamente di trovare un equilibrio nella sfera personale, mentre lavora alla realizzazione di un film che descrive il dramma sociale più grande della nostra epoca, i licenziamenti e la disoccupazione; dall&#8217;altra Giovanni, un ingegnere che vive la sua maturità alla ricerca di qualcosa di appagante, che il lavoro (sicuramente) e la vita (forse) non sono riusciti a dargli. Due personaggi quasi estremi: lei -nevrotica, a volte sopra le righe, con difficoltà di comunicazione-  che vede nella realizzazione del film &#8216;politico&#8217; l&#8217;unico mezzo per comunicare con il mondo esterno (famiglia, amori, colleghi, amici); lui &#8211; dimesso, quasi inerte, buono- che sembra aver capito che la vita è una sola e non vale sprecarne niente.</p>
<p>Il film è un intreccio tra l&#8217;agonia della madre, le cure materne dei figli (più sensibili quelle di Giovanni, rispetto all&#8217;approssimazione da mancanza di tempo di Margherita, che si deve dividere tra lavoro, amori più o meno riusciti, è il ruolo di madre separata) e la lavorazione del film.</p>
<p>Il film nel film è un altro sdoppiamento: le due narrazioni corrono parallele e non si incrociano mai, se non nei personaggi che agiscono nei due piani.</p>
<p>E&#8217; John Turturro  che assume su di sé la nevrosi snervante tra finzione e realtà (tanto che ad un certo punto nelle difficoltà di una scena e in preda all&#8217;ira, dice portatemi fuori di qui, nella realtà), interpretando il ruolo di un investitore americano che compara un pezzo d&#8217;Italia e scarta gli italiani, i lavoratori (caso di attualità, se proprio oggi questo è avvenuto per una importante azienda italiana).</p>
<p>Il film è la narrazione dell&#8217;inevitabilità della morte, dell&#8217;amore filiale nelle diverse sfaccettature, della centralità delle persone in quanto tali e non in quanto soggetti politici (anche se questo aspetto ha la sua importanza), della caducità della vita, della memoria (&#8216;Lucrezio, Tacito. Che fine faranno tutti quei libri&#8230;&#8217; sussurra a se stessa Margherita, pensando all&#8217;eredità di insegnamenti che andranno comunque perduti, con la morte della madre), dei sentimenti (amore &#8211; materno, filiale, di coppia-).</p>
<p>Tutavia Moretti non ci dice, e forse non ce lo vuole (ancora) dire, qual è la parte del crinale in cui oggi si trova: se sul versante di <em>Margherita </em>o su quello di <em>Giovanni.</em> Se cioè il personale è, oggi, più politico del politico. O forse è una scelta: ciascuno segue la sua strada, comunque valida.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da vedere, senza riserve.</p>
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		<title>Visti o rivisti   Nebraska</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2015 13:13:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[robertopelo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[In Nebraska Alexander Payne utilizza due strumenti espressivi ricorrenti ( a volte fino all&#8217;abuso) nella filmografia statunitense: la storia on the road e il bianco e nero. Il primo, per dare avvio a un viaggio nell&#8217;anima americana ( o , almeno, in&#160;&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In <em>Nebraska </em>Alexander Payne utilizza due strumenti espressivi ricorrenti ( a volte fino all&#8217;abuso) nella filmografia statunitense: la storia <em>on the road</em> e il <em>bianco e nero</em>. Il primo, per dare avvio a un viaggio nell&#8217;anima americana ( o , almeno, in uno spicchio piccolo ma significativo dell&#8217;anima americana) e indagare sui rapporti umani;  il secondo, per illuminare le ombre o la grigia uniformità che quella parte di America mette in mostra.</p>
<p>Nonostante le premesse scontate, tuttavia, <em>Nebraska </em>è un film delicato, profondo e avvincente sul rapporto genitori/figli, sulla famiglia, sul tempo che passa, sulla grettezza umana: temi di enorme spessore, che richiederebbero ciascuno un ciclo completo di film, ma che Payne tratta alla giusta profondità in un amalgama perfetto, in meno di due ore.</p>
<p><em>Woody Grant </em>(Bruce Dern) è un vecchio alcolizzato al limite della demenza senile, che crede di aver vinto un milione di dollari ad una delle tante lotterie americane: privato della patente e del suo amato furgone (pick-up), decide di andare a piedi o con l&#8217;autostop da Billings, una oscura e squallida cittadina del Montana, a Lincoln, capitale del Nebraska, sede della Mega Sweepstakes Marketing, l&#8217;azienda che gestisce la lotteria. <em>David </em> (Will Forte) suo figlio minore, in crisi con la sua compagna e commesso   in un negozio di hi-fi, prima cerca di fargli capire l&#8217;assurdità del suo proposito, ma poi lo asseconda, coinvolgendo una scettica e acida madre e suo fratello maggiore in questo lungo viaggio di oltre 800 miglia. Sulla strada per Lincoln, si fermeranno tutti a Hawthorne, piccola città devastata dalla crisi economica,città natale di Woody, dove si riunisce tutta la sua famiglia (una schiera di fratelli, cognate e nipoti intorpiditi da una vita inutile e senza prospettive). La (falsa) notizia che Woody sia milionario si propaga e accende le fantasie e i piccoli orizzonti dei suoi ex amici e dei suoi parenti: l&#8217;atteggiamento oscilla dalla beatificazione (come se vincere alla lotteria sia un atto di volontà e diabilità perosnale) all&#8217;invidia, alla richiesta di una parte del denaro, quale risarcimento per veri o presunti vecchi debiti.</p>
<p>L&#8217;America che si sviluppa sotto la cinepresa di Payne è desolata, triste, rassegnata, vecchia e senza speranza: è chiaramente un Paese che non dà speranze ai giovani. I caffè sono pieni di vecchi che tirano a campare, tra musica <em>country</em> e birre. Ma serve da sfondo al rapporto tra figlio e padre, doloroso e carico di sentimento, e allo  svolgersi delle mediocri vite di provincia.</p>
<p>La struttura narrativa è uniforme, senza accelerazioni e senza lunghe pause come l&#8217;America rurale delle immense distese di coltivazioni, delle  grandi e fragili case isolate, delle lunghe strade vuote e senza fine: il viaggio finisce a Lincoln, ma potrebbe continuare all&#8217;infinito.</p>
<p>Bruce Dern ha meritato la Palma d&#8217;Oro a Cannes, lo scorso anno. Il film ha ottenuto molte candidature, ma pochi ( e minori) premi, nonostante l&#8217;ottima critica negli USA e all&#8217;estero.</p>
<p>Con un budget di 13 milioni di dollari, ne ha portati a casa una ventina: merita molto di più.</p>
<p>Da vedere e, forse, anche da non perdere.</p>
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		<title>Buoni propositi</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jan 2015 10:11:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[robertopelo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Cominciare l&#8217;avventura di un nuovo blog non è facile, soprattutto per uno come me, nato a metà del XX secolo e educato sulle idee di gente nata nel XIX. Figli del dopoguerra, babyboomer per antonomasia, abbiamo attraversato nell&#8217;arco della nostra vita la&#160;&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Cominciare l&#8217;avventura di un nuovo blog non è facile, soprattutto per uno come me, nato a metà del XX secolo e educato sulle idee di gente nata nel XIX. Figli del dopoguerra, babyboomer per antonomasia, abbiamo attraversato nell&#8217;arco della nostra vita la più grande rivoluzione tecnologica della storia dell&#8217;umanità. Abbiamo visto la diffusione dei telefoni, l&#8217;entrata dei televisori in ogni casa; abbiamo sofferto per il disperato addio a Laika, sullo Sputnik, e siamo scesi in diretta sulla Luna; dalla Olivetti 22 siamo passati ai PC, ai telefoni cellulari, allo spostamento di miliardi di dati in un nano secondo. Quando nasceva la Rete, noi c&#8217;eravamo. Quando nascevano i Social, noi avevamo già visto tutto, o quasi.</p>
<p>Questo cambiamento epocale ho avuto la ventura di viverlo girando il mondo e vivendo all&#8217; estero per quasi trent&#8217;anni. Confrontandomi con usi, costumi, culture diametralmente opposti a quelli europei; godendo del privilegio, faticoso e non sempre facile, di capire la diversità.</p>
<p>Così le mie passioni di tutta una vita ( la politica, l&#8217;economia, la poesia e la letteratura, il calcio, il cinema e il teatro) le ho vissute e rilette attraverso la cartina al tornasole di mondi e luoghi diversi.</p>
<p>E ho cominciato a rimetterle su carta, per farle diventare libri e, ora, in questo blog. Per condividere con chi vuole e ne avrà piacere queste esperienze e le riflessioni che ne nascono. Per esercitare sempre e comunque il diritto di critica e di dissenso. Un po&#8217; per celia, un po&#8217; per non morir.</p>
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